Il legame inscindibile tra le case e le persone che le abitano, e quindi tra città e comunità, era ben presente nel pensiero latino, che infatti usava due diversi nomi: urbs e civitas per descrivere la medesima città, evidenziando l'involucro costruito di pietra e il contenuto costruito dalle anime umane, che chiamiamo società di persone.
Ieri ho avuto una riprova di questo legame che unifica due aspetti e permette di comprendere la società civile di un piccolo insediamento isolato anche attraverso lo status del suo patrimonio edilizio.
Nel pomeriggio di sabato sono andato con Cristina a distribuire, casa per casa, i volantini per la prima assemblea civica dell'8 agosto. Ne ho approfittato per fare una primo censimento delle abitazioni: quelle occupate permanentemente o saltuariamente (seconde case), quelle non occupate, sia in buono stato che da ristrutturare, quelle in vendita o da affittare.
Attraverso le fisionomia del tessuto insediativo è apparsa, come in controluce, la fisionomia del tessuto sociale. La parola che mi è venuta in mente nell'intravedere la comunità locale e stata "dispersione".
La realtà di Braccano appare a prima vista statica, ferma nelle sue abitudini, e invece ieri si è rivelata, al contrario, instabile e precaria, in continua modificazione. Le due immagini possono sembrare in contraddizione, ma non lo sono. Una simile sensazione, sebbene meno forte, l'avevo avuta partecipando alla festa dell'Asado del 18 luglio, dove ho notato l'assenza della comunità locale. Cinque-sei persone di Braccano che offrivano la festa, servendo ai tavoli (ed erano i soliti cittadini attivi nei comitati, quelli che promuovono i murales e organizzano ogni attività sociale del paese), il resto erano avventori di fuori. Girando per le case, una metà vuote e un'altra metà della metà abitata vissute come seconde case, mi sono tornate in mente - non per analogia diretta ma per una sorta di assonanza - le borgate romane descritte da Pasolini nel secondo dopoguerra. Una dimensione da periferia abitata da gente senza radici, dove risalta la differenza tra le singole persone da un lato, con le loro esistenze cariche di umanità e di bellezza, e dall'altro l'insieme dei cittadini, disarticolato, dove le relazioni sono occasionali come il saluto incontrandosi per strada.
Ritorna qui un'analogia di contenuto: borgata, borgo, sono espressioni simili e indipendenti dalla antichità dell'insediamento. Borgo (burgum) è etimologicamente l'aggregato di abitazioni fuori le mura della città, dove si insedia gente dai territori, gente dispersa in un abitare temporaneo e sostanzialmente ancorata alla dimensione individuale. Il Paese, dal latino pagus, è un'altra cosa, perché è costruito in quel luogo per effetto di legami con la terra, di legami parentali, e si fonda su relazioni di mutuo sostegno dati dalla necessità e dall'isolamento.
Le immagini sulle pareti della sede civica (sotto il museo della Resistenza) espongono quello che era il Paese di Braccano. Chi le osserva dentro la sala oggi abita il Borgo che Braccano è diventato. Quelle immagini sono storicizzate e separate dall'oggi. come reperti archeologici. Non vivono nel presente degli abitanti.
La distanza, sviluppata nell'arco di un paio di generazioni, è così profonda che dà le vertigini. Quali racconti, quali storie del passato (che si tratti di Braccano, di Roti, delle montagne attorno) possono scaldare il cuore dei cittadini di oggi? Quali racconti del Paese di Braccano riescono ad uscire dalle biblioteche per essere ancora di ispirazione e riconoscimento della comunità? E quali nuove storie l'attuale comunità è in grado di produrre e narrare? Questo è il punto e questo è il dramma: la comunità non c'è, e senza comunità non ci sono storie che diventano patrimonio comune, non ci sono narrazioni, non nell'oggi, non nel passato. E senza narrazione comune non c'è futuro comune. Hai voglia a parlare di "identità"! Che altro è l'identità se non una narrazione comune?
Pensiamo ai fatti straordinari della resistenza a Braccano: Don Pocognoni, Mario Depangher e la sua banda Mario... oggi quei fatti sembrano lontani non sono nel tempo ma nell'ambito del possibile. Mario Depangher non avrebbe mai potuto costruire la storia della sua banda Mario senza potersi relazionare ad una comunità viva come quella del Paese di Braccano e dei territori circostanti. Sarebbe semmai stato costretto ad andare altrove. Quella storia, come qualsiasi altra storia, oggi è impensabile possa essere accaduta a Braccano.
Oggi a Braccano abbiamo i resti della comunità del passato, che si riconducono ai cognomi che si contano sulle dita di una mano, come i Fuffa, i Burzacca, i Bruzzichessi... Abbiamo tra questi cinque-sei persone che cercano, con ammirevole spirito di sacrificio, di tenere in vita apparente la comunità. Poi ci sono tre-quattro giovani attivi, che hanno scelto di rimanere e tentare un loro percorso legato alla terra. In mezzo una maggioranza di abitanti saltuari (seconde case) da Matelica, Fabriano o addirittura da Milano. Persone che hanno scelto Braccano per stare in pace e farsi i fatti propri nei giorni festivi. In fine ci sono affittuari di passaggio attirati dai minori costi di locazione.
L'unica speranza di pensare Braccano come Paese viene dalla possibile alleanza tra i pochi cittadini attivi (tutti anziani) e i pochi giovani che credono nel loro futuro in questi luoghi. A questi si possono aggiungere, specie se si esprimeranno segnali di cambiamento e rigenerazione, persone da fuori che scelgono di vivere a Braccano, magari discendenti di gente che abitava qui e che conservano, attraverso i racconti familiari, il ricordo del Paese.
E' davvero un percorso di risveglio ed elevazione da una deriva che che vuole spegnere tutto nell'indifferenza. Una deriva che sta portando una dimensione, o un'atmosfera sociale, che non trovo altro termine per definire se non con quello di "miseria". Miseria è un termine che può apparire forte ed eccessivo, e invece è pertinente se ne riprendiamo il significato insito nell'opera teatrale di Eduardo Scarpetta "miseria e nobiltà", dove per miseria non si intende affatto uno stato di privazione economica o di povertà che si contrappone alla ricchezza, ma qualcosa che ha a che fare con l'anima e si contrappone alla nobiltà d'animo, alla dignità e al carico di valori umani che si esprime. San Francesco era poverissimo ma tutt'altro che misero. Un personaggio come Epstein era ricchissimo ma al contempo miserabile. Come le persone, anche le società - indipendentemente dalle persone che la compongono - possono vivere momenti di "miseria" o di "nobiltà", anche per influsso proveniente da una dimensione più ampia e pervasiva di società che oggi ha raggiunto una dimensione globale planetaria. Così possiamo dire che il Paese di Braccano era a suo modo "nobile", cioè carico di valori, mentre il Borgo di Braccano sta scivolando, seguendo la deriva planetaria, nella miseria.
Un segno tangibile, drammatico, della misera in cui sta annegando è apparso a Braccano di fronte ad una casa grigia, lungo la strada provinciale, con le finestre chiuse e sporche. Una casa che avevo valutato come abbandonata e senza dubbio non abitata, sbagliando. Quella casa è in realtà abitata e cela una situazione che va oltre la fragilità umana e che definire di auto-emarginazione è un eufemismo. Una famiglia di tre persone: madre vecchia e malata, figlia in forte disagio psichico e fisico, figlio alterato da questa situazione che si fa carico di loro e si isola in un risentimento sociale fortissimo. Nessuno sa come vivano. Lui non ha un lavoro stabile Da svariati anni nessuno vede madre e figlia, rinchiuse in casa con le finestre chiuse. Le persone di Braccano conoscono la storia e passano davanti a quella casa tutti i giorni. Qualcuno ha tentato di intervenire, di dare aiuto, ma il figlio ha reagito con aggressività intimando di stare lontani. Allo stesso modo i servizi sociali hanno tentato un approccio e sono stati respinti. Così tutto è stato lasciato alla deriva. Nessuno più accenna ad una nuova iniziativa di soccorso, pur continuando a parlarne a voce bassa nelle chiacchiere durante gli incontri per strada. Sembra non ci sia rimedio e in ogni caso la cosa è accantonata, rimossa. Nessuno si sente davvero responsabile di una questione che comunque appare come "privata". Poco più avanti, nel ristoro, c'è una festa di compleanno (o una cosa simile), organizzata inaspettatamente e da un po' di ragazzi, per lo più di fuori, ma anche locali. Musica ad alto volume. Incrociamo due ragazze con meno di diciotto anni già ubriache alle sei del pomeriggio. Cose che accadono dappertutto certo, ma nei borghi-borgate in percentuale maggiore.
Quando abbiamo impostato il progetto Braccano amico fragile abbiamo basato le nostre riflessioni sulla presenza di una "fragilità" sociale presente nei borghi delle aree interne e che il sistema di welfare attuale nn riesce a rilevare. Molti contestavano l'esistenza di questa fragilità sociale, che noi dicevamo essere occultata come polvere sotto il letto. Ma noi conoscevamo le realtà di questi borghi e avevamo visto com'era facile - stando accanto alle persone - disvelare queste situazioni di vera problematicità sociale e individuale. E' quindi anche a Braccano è bastato poco. E' stato sufficiente scavare appena sotto la superficie e queste fragilità hanno cominciato a rivelarsi. Ed è con questa realtà taciuta che i braccanesi devono fare i conti. E' di questo, anche di questo, che dobbiamo parlare con le persone. La coscienza di sé è un passaggio obbligato se si vuole uscire dal tunnel che porta al definitivo annichilimento della comunità locale. E l'elaborazione del dramma, che consente di giungere all'autocoscienza, vale per Braccano come per tutti i luoghi abitati delle aree interne che soffrono dello spopolamento e dello spaesamento. E' un percorso difficile che va però perseguito con calma e tenacia. Un percorso che può essere intrapreso soltanto "dal basso e dall'interno". Le azioni di iniziativa esterna, che siano investimenti esogeni, finanziamenti, progetti calati dall'alto, non servono a nulla in tal senso, se non a peggiorare la situazione fomentando un senso di impotenza e di incapacità a reagire.
Ma questo percorso di risveglio, che deve avvenire dall'interno della realtà locale, mettendo in campo le proprie energie ed il proprio impegno, non può avviarsi se non con un aiuto e uno stimolo che proviene dall'esterno. Se così non fosse il processo si sarebbe già avviato da sé.
L'intervento dall'esterno è necessario per guidare il cammino, specie nelle fasi inziali, quelle più difficili per effetto della reazione di chi è ormai incanalato nel solco del fatalismo, dell'individualismo, dell'ignavia e dell'accidia, che la società globale ha disegnato per noi. Ma è un'azione esterna che deve mettersi al servizio della dimensione interna, senza imporsi, accomunandosi alla dimensione di cittadinanza. Facendosi cittadinanza elettiva di quel Paese.
Questo è il compito di noi "forestieri", che da mezze Marche siamo giunti qui a dare il nostro sostegno e che per due anni, se i residenti lo accetteranno, saremo concittadini attivi, nella speranza che dopo la nostra presenza sia nata una nuova comunità viva, un nuovo Paese di Braccano. E che questo porti a nuove occasioni di lavoro e residenzialità, soprattutto di giovani, ma non solo. Perché se poi la comunità è vitale, l'età conta fino a un certo punto.
Carlo Brunelli
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