giovedì 9 luglio 2026

LE ALTERNATIVE CONVERGENTI: tra crisi demografica e crisi identitaria si disegna il destino dei paesi delle aree interne

 Molti analisti vedono nella crisi demografica e nell'invecchiamento della popolazione residente un fenomeno "strutturale" che, assieme all'isolamento dai fulcri delle attività lavorative, determina la marginalizzazione delle aree interne.

Inutile tentare di ricordare che per millenni queste aree sono stati i luoghi dove si è sviluppata la tecnica e la manifattura, sono fioriti i commerci, l'arte e la cultura. Inutile spiegare come queste terre siano state a più riprese i centri propulsori del Paese e dell'Europa intera. Luoghi tutt'altro che marginali. Inutile notare come l'idea della "marginalità" dei paesi della dorsale appenninica sia nata con l'avvento della cultura industriale borghese e della sua particolare "fede" nel progresso tecnico-economico e nella infinita crescita produttiva.

I paesi sono "sbagliati". Inadeguati al modello socio-economico che viene assunto come unico, assoluto e indiscutibile.  Inutili al modello mercantile produttivo i pasi sono "naturalmente" destinati all'oblio, a meno che non riescano a trovare un nuovo ruolo, magari come villaggi turistici, luoghi di svago da frequentare stagionalmente, oppure che si trovino in qualche modo ad essere appetibili come nuova residenzialità. Allora il problema sembra magicamente risolto. I paesi si ripopolano e si delinea un futuro possibile. Il pese sembra essere salvo.

Il caso di Braccano rientra in qualche modo in questa casistica  di salvezza: c'è chi compra casa, anche giovani coppie. Arrivano i turisti a vedere i murales.

Per molti analisti quindi Braccano è l'esempio di un paese che "sta bene", c'è anche il trasporto pubblico che garantisce collegamento con la città. Di certo, si afferma,  il problema della crisi delle aree interne a Braccano è meno sentito.

Negli ultimi mesi, con la manifesta evidenza degli effetti dei cambiamenti climatici in Italia e in tutta Europa, ambientalisti e metereologi prevedono effetti sociali nel breve periodo, tra i quali lo spostamento dai torridi centri urbani  verso i paesi d'Appennino, più freschi, sani e con maggiore disponibilità di acqua.

Una prospettiva che quindi può portare altri paesi, come Braccano, a salvarsi dalla crisi.

Ma alcuni di questi ambientalisti e metereologi, come Luca Mercalli nel suo recente libro “Breve storia del clima in Italia Dall’ultima glaciazione al riscaldamento globale”, mette in guardia dal rischio di spostare le periferie urbane (brutte, grigie, socialmente pericolose) verso nuove "periferie diffuse" nelle aree interne. Certo più gradevoli, ma ugualmente antisociali. Ugualmente luoghi di depressione individuale e di solitudine.

Paesi nati con un inscindibile legame con la terra e le sue risorse, con una forte identità culturale ed una società modellata sul senso di comunità, rischiano di tramutarsi in periferie omologate, abitate da residenti indifferenti ai luoghi, alle montagne, ai boschi. Chiusi nella loro proprietà privata secondo il modello in uso nello spazio abitato urbano.

E' un diverso modo di entrare in crisi, forse anche più preoccupante di quello che porta a ridurre il numero degli abitanti. Perchè un paese non è fatto di numeri. E c'è una differenza siderale tra l'idea di "comunità" e quella di "condominio".

Braccano è un paese che, prima ancora della molla determinata dai cambiamenti climatici, ha visto persone di città prendere casa e residenza. Da Matelica o altrove, attratti dal minor costo delle abitazioni e dalla vicinanza con  i medesimi luoghi urbani di lavoro, continuando a vivere come prima, tornando a casa per dormire e passare in tranquillità il fine settimana, frequentando le amicizie urbane di prima con le quali si è in costante contatto col cellulare e i social.

Altro che problema risolto!  La trasformazione in atto rischia di lasciare solo il nome del paese ma rendendolo irriconoscibile e alieno rispetto alla sua storia.  E' questa la fragilità già in essere e destinata ad aumentare. Fragilità sociale che già sta dando numerosi segnali pur se non tali da rientrare nelle matrici di analisi del disagio in uso agli operatori del welfare.

Per ovviare a questa forma di cancrena sociale occorre recuperare e innovare la specificità culturale e sociale del paese, incentrata sul senso di comunità, sul mutuo soccorso, la solidarietà, il rapporto di vicinato. E attraverso la comunità riuscire ad offrire servizi in modo innovativo, reagendo alla continua sottrazione che il sistema di welfare dell'economia di mercato opera a vantaggio dei grandi poli urbani.

Abitare nei paesi dell'interno deve poter significare un cambiamento di vita, un recupero di valori, un ritrovato legame con le persone ed i luoghi che ci circondano, un diverso modo di intendere il lavoro ed il tempo libero. E' un andare avanti, un migliorarsi, non un ripiego di comodo.

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